sabato 7 luglio 2012

5 Luglio 2012, I RHCP all'Heineken Jammin festival...

non era proprio come quella volta a Venezia nel bellissimo parco qui ci trovavamo su erba sintetica tra il cemento di rho..la location proprio non era la stessa..ma siamo stati più fortunati che a Venezia ...lì infatti con mia grande tristezza non siamo riusciti a sentire i Green Day causa diluvio il 5 luglio siamo invece riusciti ad arrivare a fine serata quindi a sentire i rhcp....io memore del bellissimo concerto di dicembre mi aspettavo una serata spettacolare e così è stato.




preceduti da Noel Gallagher..che diciamoci la verità..fino a quando non ci ha cantato le canzoni degli Oasis non è stato di grande impatto ....




l heineken ha anche aggiunto una novità....rispetto a quando io c'ero stata...c'è il biglietto un pò più caro e sei sotto il palco ..noi quindi siamo arrivati molto tardi ma stavamo in un ottimo posto

loro stavano dietro di noi poveretti...
qui sotto potete notare l erba sintetica

verso le 21.45 sono arrivati e ....sono stati spettacolari




mi piace molto la descrizione del concerto che da il sito outune.net

Alle 21:45 arriva il momento tanto atteso sia dal parterre che dal resto dei presenti: finalmente le luci del palco si spengono ed entrano gli headliner della serata, i Red Hot Chili Peppers. “Monarchy Of Roses”, tratta dall’ultimo album “I’m With You”, apre l’esibizione dei californiani tutto pepe. Nonostante non siano proprio dei ragazzini, hanno sempre la vitalità e l’energia di ventenniKiedis eFlea entrano sul palco a torso nudo, quest’ultimo è il primo a rivolgersi al pubblico ringraziando e dicendo “il mio cuore è con voi”. A quanto pare è un amore corrisposto, dato che gli statunitensi mettono d’accordo chiunque. La voce di Kiedis sembra reggere, Flea è il solito istrione al quale siamo abituati,Chad Smith pesta sulle pelli come un forsennato e, grazie ad un assolo alla fine di “Scar Tissue”, dimostra che per lui gli anni sembrano non passare. Ad onor del vero la menzione d’onore la merita il nuovo chitarrista Josh Klinghoffer, chiamato a sostituire John Frusciante. Non solo non lo fa rimpiangere ma l’effetto macchietta è scongiurato, trovandoci di fronte ad un musicista che ha assimilato le canzoni del suo nuovo gruppo senza stravolgerle. C’è un grande intoppo che rovina l’esibizione: per diversi minuti, il pubblico sulla parte sinistra non ha sentito praticamente nulla a causa di un guasto all’impianto. Inconveniente rientrato in fretta, mentre i fan gridavano “AU – DIO, AU – DIO!” (come dar loro torto?). La scaletta vede una successione di hit degli americani, da “Snow” a “Californication” e “By The Way”. Immancabile “Under The Bridge”, dinanzi alla quale è impossibile rimanere indifferenti. I Red Hot Chili Peppers non sono la band tecnicamente precisa per antonomasia, ma hanno una cosa che tanti altri non hanno: il cuore. Cuore che, in un’ora e mezza di performance, non hanno mai smesso di far vedere.



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